Consigli pratici
La Riserva naturale provinciale del Monte Penna (1.110 ha) è
posta nei pressi di Castell’Azzara (GR), sul gruppo montuoso collocato
tra il cono vulcanico del Monte Amiata e l’altipiano tufaceo di
Sorano, Sovana e Pitigliano, nell’estremo sud della Toscana. L’area
del Monte Penna non è facile da raggiungere ma è una meta
naturalistica da non tralasciare e consigliamo di dedicare a questo
angolo incontaminato della Toscana più giorni per apprezzare
a fondo le bellezze naturali che custodisce.
Una volta giunti a Castell’Azzara per avere tutte le informazioni
sulla riserva potete rivolgervi alla Pro Loco o al Comune. La riserva
è percorsa da una fitta rete di sentieri ben segnalati, dotati
di punti sosta, che consentono piacevoli escursioni con diversi livelli
di difficoltà; un itinerario da non perdere parte da Castell’Azzara
per raggiungere il bosco di aceri della Fonte del Penna passando tra
le cime del Monte Nebbiaio e del Monte Civitella. Il periodo migliore
di visita è la primavera-estate ma non meno suggestivo è
l’autunno per i mille colori dei boschi.
Descrizione
Il paesaggio della riserva è costituito da vallate e montagne
boscose dalle cui cime si scorgono panorami suggestivi che spaziano
dalla catena appenninica sino alle isole dell’Arcipelago Toscano.
A nord i monti Nebbiaio, Civitella e Penna formano un gruppo calcareo
che supera di poco i mille metri di altitudine; a sud, separati dalla
valle del fosso Stridolone, sorgono poggi meno elevati costituiti da
calcare selcifero. Nel gruppo del Monte Civitella appaiono diffuse ed
interessanti tracce di fenomeni carsici quali doline e grotte alcune
delle quali, come la più nota detta “Sasso Colato”
nei pressi di Castell’Azzara, sono ricche di concrezioni calcaree.
Alcune delle grotte e cavità della riserva sono abitate da colonie
di rari pipistrelli come il ferro di cavallo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum),
il rinolofo euriale (Rhinolophus euryale) ed il vespertilio maggiore
(Myotis myotis), colonie alle quali è accordata la massima protezione.
La riserva è quasi del tutto boscata ad eccezione di alcuni tratti
in cui affiora la roccia nuda o si fanno largo coltivi e pascoli. Sul
fondo delle vallecole cresce il faggio a formare boschi puri o, più
spesso, boschi misti associato al cerro, al carpino bianco, all’acero
campestre ed anche al frassino maggiore; lungo le pendici a nord tra
i faggi si scorgono le foglie argentee del sorbo montano, i cespugli
lucidi e spinosi di agrifoglio, gli alberelli di tasso e di maggiociondolo.
Alla fine dell’inverno dalla lettiera spuntano i candidi bucaneve,
le gialle primule, le incantevoli epatiche dai fiori viola e gli esili
e rosati crochi e più tardi le radure si arricchiscono del giglio
rosso e del giglio martagone.
Un singolare bosco, composto in prevalenza da acero campestre, montano
e minore, occupa una parte delle pendici meridionali del Monte Penna
poco sopra la fonte omonima; sotto gli aceri una bassa coltre erbosa
è punteggiata da sporadici cespugli di berretta da prete e di
biancospino.
La parte meridionale della riserva è caratterizzata da pascoli
con cespugli di biancospino, prugnolo, rovo e ginestra dei carbonai,
in cui appaiono a primavera le belle fioriture viola e crema delle orchidee
Orchis morio ed Orchis provincialis, assieme alle macchie gialle e purpuree
del ginestrino e dell’astragalo. I pascoli ed i coltivi abbandonati
da tempo sono ricoperti da densi felceti o impenetrabili macchioni di
rovo e ginestra che svolgono un’importante funzione di protezione
e alimentazione per la fauna. Esemplari di abete bianco, ultimi rappresentanti
di origine spontanea presenti nella riserva naturale, si osservano nelle
zone meno fredde mescolati a latifoglie come cerro, faggio, aceri e
carpini.
Le aree boscate sono l’habitat ideale per molte specie di rapaci
quali biancone, poiana e falco pecchiaiolo; difficili da scorgere ma
sicuri abitatori di questi poggi sono anche il raro astore, lo sparviero
ed il lodolaio. Il daino ed il timido capriolo si possono incontrare
all’imbrunire nelle radure. Nelle tante sorgenti di acque cristalline
che alimentano pozze e torrentelli trovano rifugio l’ululone dal
ventre giallo e, forse, il gambero di fiume.